Gli studenti del “Mariotti” a confronto con imprenditori e professionisti ex allievi del Liceo Perugino

Incontro mariotti“Esco arricchito e ottimista da questo incontro perché se quella che ho percepito oggi è la qualità dei nostri giovani significa che possiamo essere fiduciosi per il futuro”. Lo ha sottolineato Luca Mirabassi, imprenditore e fondatore dell’impresa tessile Sterne International, concludendo stamani l’incontro di orientamento “Essere studente del Liceo Classico per diventare imprenditore di te stesso” organizzato dal Liceo Classico “Annibale Mariotti” in collaborazione con la Fondazione Cariperugia Arte e Confindustria Umbria.

Quello con gli studenti che frequentano l’ultimo anno del Liceo Classico perugino è diventato un appuntamento che si ripete ormai da alcuni anni e che rappresenta un’occasione di confronto e scambio con chi, in passato, ha seguito lo stesso percorso formativo per poi costruirsi una professione, scegliere un mestiere, assecondare una passione.

Ospiti di quest’anno, oltre Mirabassi, sono stati Maria Cristina De Angelis, direttore della Fondazione Cariperugia Arte, Matteo Salciarini, giovane manager di Nestlè Italiana Spa e Enrico Tiacci, medico e ricercatore in Ematologia presso l’Università di Perugia e l’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. A fare da moderatore il preside del Liceo Mariotti Filippo Maiolo. L’incontro è stato aperto dal saluto del direttore di Confindustria Umbria Aurelio Forcignanò.

Prima dell’inizio dell’incontro due ospiti inattesi hanno dato il benvenuto ai ragazzi: il rettore dell’Università di Perugia Franco Moriconi e il sindaco di Perugia Andrea Romizi. Quest’ultimo legato al liceo perugino non solo per averlo frequentato e amato ma anche per il nonno Renato Romizi, docente di latino e greco e un’istituzione per i perugini che hanno frequentato il Mariotti.  

“Questo Liceo è parte di me e della mia famiglia – ha ricordato Romizi – Il mio interessamento alla cosa pubblica deriva proprio da quegli anni. Perugia ha tanto bisogno delle energie dei giovani e lo voglio dire fuori da ogni retorica. Noi in questa città dobbiamo rimetterci tutti in gioco e per farlo abbiamo bisogno delle energie, delle speranze e della forza delle giovani generazioni”.

Il rettore Moriconi ha invitato i ragazzi, prima di scegliere a priori di frequentare l’Università in un’altra regione, a informarsi delle tante competenze presenti all’interno dell’Ateneo perugino. “L’Umbria è una piccola realtà – ha detto – ma capace di produrre grandi cose e contribuire alla formazione di molti bravi giovani studiosi”.

Dopo una breve presentazione di ciascun ospite, sono state tante le domande arrivate da una platea (circa 200 studenti) curiosa, attenta e informata, che ha posto interrogativi pertinenti e che ha ascoltato con attenzione le risposte. “Noi abbiamo bisogno delle vostre domande – ha aggiunto Mirabassi – della vostra interpretazione. Siamo qui per ascoltare. Per evitare monologhi. Per fare qualcosa di costruttivo”.

È davvero ancora utile la formazione classica in un mondo e in una economia globalizzata? Si, per tutti.

“Il liceo – ha rilevato Salciarini – mi ha lasciato molto. Ma due cose sono state fondamentali nel lavoro: la creatività, che è la caratteristica che ci permette di anticipare e vedere oltre, e la capacità mentale per sopportare ogni sfida. Nella vita avrete bene e male, a giorni alterni, ma il metodo che avrete interiorizzato, la forma mentis che avete conquistato, vi consentirà di non scoraggiarvi e di ricominciare”.

Lo stessa sensazione arriva da un altro punto di vista, quello di Enrico Tiacci, ematologo e ricercatore che studia le cause genetiche dei tumori del sangue per diagnosticarli e curarli meglio. “Mi sono reso conto mentre lavoravo – ha ricordato – che interpretare una versione di latino e di greco è come interpretare e risolvere i dati che emergono da un esperimento. Ci si pone nella stessa maniera, con lo stesso spirito. Il liceo classico non preclude nessuna scelta. All’inizio ho dovuto faticare di più. Ma avendo acquisito il metodo di studio sono stato in grado di andare avanti. Più tardi, aver respirato i valori umanistici è stato utile nel rapporto con la malattia e con il paziente”.

Anche Maria Cristina De Angelis attribuisce agli anni del Liceo le fondamenta della sua preparazione. “E’ da lì che viene la mia capacità di interpretazione del mondo che poi ho declinato nelle diverse attività che sono stata chiamata a svolgere. Non da meno sono le amicizie e i legami affettivi nati tra i banchi del Liceo. Molti dei miei amici di allora sono i miei amici di oggi”.

Sacrificio, umiltà perseveranza, coraggio e determinazione sono state le parole più ricorrenti accompagnate dal termine “merito”.

“La differenza all’interno delle aziende – ha concluso Salciarini – la fanno le persone. Sono loro che creano innovazione, lo fanno attraverso la loro capacità di anticipare, con la capacità di portare avanti idee. Le aziende private non possono permettersi di non essere competitive e quindi non possono permettersi di prescindere dal merito”.

E anche dal mondo del pubblico sembrano arrivare segnali positivi sostiene Tiacci. “Nel campo della ricerca biomedica – ha aggiunto –  l’Italia spende la metà rispetto ad altri paesi. Eppure i ricercatori italiani sono secondi solo agli americani. Il principio di meritocrazia si sta affermando lentamente anche all’Università. Che notoriamente è uno degli ambienti più baronali. Certo, servono sacrificio e umiltà, perseveranza e costanza e un pizzico di fortuna che accorre in aiuto di una mente preparata”.