The way forward: incontro per i 40 anni di Umbria Export.

UExp_Cesaretti_31ott“La ricerca di nuovi mercati è diventata per molte imprese non solo una strategia ma un imperativo di sopravvivenza”. Ha aperto con queste parole Marco Giulietti, presidente di Umbria Export, il seminario per i 40 anni dell’agenzia per l’internazionalizzazione delle imprese, emanazione di Confindustria Umbria. La necessità di internazionalizzazione, che oggi è lampante, lo era molto meno quarant’anni fa, nel 1974. ”Per questo  – ha spiegato Giulietti – l’intuizione di Azelio Renzacci, ideatore e fondatore insieme a Confindustria di Umbria Export, assume una portata ancora più rilevante e innovativa”.

Era la metà degli anni Settanta quando Renzacci gettò le basi di quella che oggi è una società, emanazione di Confindustria Umbria, che ha come missione quella di supportare le imprese nel processo di internazionalizzazione. Dopo Renzacci, (e prima di Giulietti) a portare avanti e sviluppare Umbria Export nel ruolo di presidente sono stati: Marco Tofi (Toma’s), Zefferino Monini (Monini) e Pietro Tacconi (Fom Tacconi).

In anni recenti, Umbria Export è diventata un’organizzazione in grado di erogare servizi non solo alle imprese socie, ma anche a chiunque, impresa o ente, intendesse avvalersene. Si tratta dell’unico caso in Italia di un’organizzazione privata a supporto dell’export partecipata al tempo stesso dal sistema associativo, da istituti di credito e da numerose imprese. La compagine societaria è costituita quindi oltre che da Confindustria Umbria e dalle imprese, anche da: Confartigianato Perugia, Casse dell’Umbria, Banca Popolare di Spoleto, Banca Popolare Etruria e Lazio e da Sistemi Formativi Confindustria Umbria.

“Molte delle aziende che quaranta anni fa, insieme a Umbria Export, cominciarono le esperienze sui mercati esteri  – ha aggiunto Giulietti – oggi  sono  imprese  internazionalizzate,  di grande  successo e che rappresentano l’eccellenza umbra nel mondo”. In questi anni Umbria Export, collaborando con le principali istituzioni italiane e internazionali, ha realizzato iniziative in oltre 50 paesi portando il nome dell’Umbria in giro per il mondo,  facendo conoscere  le eccellenze che l’Umbria ha sempre espresso, per esempio, nei settori della moda, della meccanica,  del food, dell’artigianato di qualità e del turismo.

Umbria Export ha celebrato il suo quarantennale con un workshop che si è svolto nella sede di Confindustria Umbria dedicato a Scenari, idee e strategie per il mercato globale cui hanno partecipato ospiti che hanno raccontato esperienze significative legate all’export e all’internazionalizzazione come Innocenzo Cipolletta, presidente Fondo Italiano d’investimento e presidente Aifi, Gianpaolo Bruno, direttore Ufficio per la pianificazione strategica, studi e rete estera di Ice-Agenzia, Brunello Cucinelli, presidente e amministratore delegato Brunello Cucinelli spa, Andrea Pontremoli, Ceo e general manager Dallara Automobili. Ha concluso l’incontro l’intervento di Catiuscia Marini, presidente Regione Umbria.

“Siamo qui per festeggiare il passato, in quanto la storia e le proprie origini non vanno mai dimenticate  – ha detto Giulietti – ma anche per pensare al nostro futuro. Sono tante infatti le iniziative previste per i prossimi mesi che tengono conto della necessità, affinché siano realmente efficaci, di non disperdere le risorse disponibili ma di convogliarle laddove ci siano possibilità di sviluppare collaborazioni solide e durature”.

Oltre alle recenti missioni in Vietnam, Malesia e Indonesia sono previste due missioni plurisettoriali in Sudafrica alla fine del novembre e in Cile e Perù a marzo del prossimo anno. Con il Polo Biomedicale sono in programma le fiere Medica a Dussendorf e Arab Health a Dubai. Proseguiranno le attività di incontro con delegazioni estere, dopo aver ricevuto nel corso del 2014 quelle provenienti da Australia, Polonia, Cina, Turchia, Tunisia, Russia e India. Prossimamente, infine, sono in programma due Country presentation dedicate a due paesi caucasici molto interessanti sul piano economico come Armenia e Azerbaigian.

“Durante tutte le nostre missioni all’estero, e in tutte le occasioni di contatto con delegazioni di altri paesi – ha aggiunto il presidente di Confindustria Umbria Ernesto Cesaretti – Umbria Export offre servizi di ricerca di controparti e di accompagnamento delle aziende in territori lontani. Garantendo la buona riuscita della missione tramite assistenza continua e l’attivazione di contatti locali sia istituzionali che di business, a cui difficilmente una azienda – sia grande che piccola – da sola potrebbe arrivare, e che riducono enormemente la possibilità di perdite di investimento e di tempo da parte di una azienda su un mercato straniero. Oggi dunque, forse ancor più che ieri, Umbria Export è lo strumento delle imprese del sistema Confindustria della nostra regione per il posizionamento sui mercati esteri cosiddetti “tradizionali”, l’avvicinamento dei quei mercati conosciuti, ma considerati lontani; nonché l’individuazione dei mercati esteri ancora inesplorati”.

Il percorso verso i mercati esteri è spesso pieno di ostacoli rappresentati da barriere logistiche, culturali ma più spesso da dazi o asimmetrie normative che impediscono ogni possibile forma di export dall’Umbria e che richiedono quindi alleanze strategiche, joint venture o investimenti diretti nei mercati più difficili da raggiungere. “Una sfida dunque difficile ma possibile ha concluso Giulietti – se rimetteremo al centro il valore dei nostri prodotti e servizi e se saremo in grado di creare valore per i nostri potenziali clienti esteri. Chi punta sul made in Italy, e anche made in Umbria, non lo fa per un calcolo matematico finanziario. Lo fa perché crede in questa straordinaria regione, che è fatta di persone prima ancora che di aziende e perché è convinto che l’Umbria sia piena di risorse preziose, di talento e di creatività”.

 

Nel corso del workshop Andrea Pontremoli, Ceo e general manager di Dallara Automobili ha raccontato la sua esperienza prima di manager e poi d’imprenditore sottolineando come in un mercato globale le imprese italiane hanno successo se puntano sull’unicità, sul marketing e su un marchio. “In un mondo globale – ha detto – la velocità, insieme all’unicità e alla capacità di comunicare rappresentano la chiave per essere competitivi. Ma ad essere competitiva non deve essere solo la singola impresa ma l’interno territorio in cui essa produce. E perché ciò sia possibile è necessario puntare sulla formazione e sulle regole dettate dalle istituzioni. Le imprese coniugano il sapere e le regole trasformandole in valore da portare nel mondo”.

Brunello Cucinelli, presidente e amministratore delegato Brunello Cucinelli spa: “La mappa mondiale del lavoro è stata ridisegnata. E in questo nuovo disegno non c’è più competitività per una certa fascia di prodotti. Dobbiamo accettare il cambiamento senza esserne sopraffatti. E perché ciò sia possibile dobbiamo investire sulle persone che lavorano. Il nostro è un paese unico, geniale, in cui i nostri collaboratori lavorano con un rispetto, una dedizione e una creatività difficili da individuare in altre zone del mondo”.

Catiuscia Marini, presidente Regione Umbria:

“Dobbiamo mettere in campo azioni che servano a elevare sia la capacità di export che di internazionalizzazione del nostro sistema imprenditoriale. Certo, le imprese sono impegnate autonomamente in questo cammino, ma il supporto delle istituzioni e delle politiche pubbliche per questo obiettivo sono altrettanto importanti.

Siamo alla vigilia dell’avvio della nuova fase di programmazione delle risorse comunitarie per il settennato 2014-2020 e intendiamo cogliere questa opportunità usando queste risorse in maniera intelligente, spingendo molto le azioni specifiche appunto in direzione del sostegno ai processi di internazionalizzazione e di maggiore capacità di esportazione delle imprese umbre.

Una delle condizioni affinché le nostre produzioni possano conquistare nuovi mercati sullo scenario di un sistema economico globale è quella di una adeguata formazione. Anche per questo, sempre utilizzando le opportunità che ci verranno dal fondo sociale europeo, vogliamo realizzare una nuova fase della formazione, che non deve più essere fine a se stessa, ma sempre più legata e collegata all’impresa. Una scelta che intendiamo condividere con il sistema formativo pubblico, ma anche con il mondo delle stesse imprese. Ci piacerebbe, insomma, replicare il modello formativo della scuola dei mestieri di Brunello Cucinelli, frutto di un protocollo d’intesa tra noi come Regione, Confindustria e l’azienda Cucinelli”.